
Bonus caldaie ibride: di cosa si tratta e quando arriverà
Tra le novità normative legate alle soluzioni mirate a sostenere il risparmio energetico e l'efficienza c'è anche il Bonus Caldaie ibride, una misura...
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Banca | Conto corrente | Canone annuale | Vantaggi |
Klarna | Deposito Flessibile | - | - |
ING | Conto Arancio e Conto Corrente Arancio | - | - |
Banca Aidexa | Conto Deposito X Risparmio | - | - |
ibonline | ibonline conto deposito | - | - |
Mediocredito Centrale | Conto deposito MCC ONE Young | - | - |
Cherry Bank | Cherry Vincolato | - | - |
Banca Ifis | Rendimax Conto Deposito Vincolato Posticipato | - | - |
Banca Ifis | Rendimax Conto Deposito Vincolato Anticipato | - | - |
Solution Bank | Conto Yes | - | - |
ioinBanca | Conto Deposito ioinpiù | - | - |
Il conto deposito è una particolare tipologia di conto bancario, che si appoggia su un conto corrente della stessa banca o di un’altra banca e offre un rendimento sulle somme versate.
Rispetto a un conto corrente tradizionale, offre molte meno operazioni di gestione del proprio patrimonio, che di norma si limitano al prelievo e al versamento di denaro presso il conto di appoggio.
Poiché è un deposito a risparmio, tutte le somme versate sono garantite dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) a tutela dei clienti delle banche italiane.
CheBanca! è una delle soluzioni più note in Italia per quanto riguarda i conti deposito, con conti d’appoggio digital e classici disponibili per chi vuole mettere a frutto i propri risparmi alimentandoli da un conto corrente già esistente.
Webank è la banca online del gruppo BPM, e propone diverse soluzioni per i correntisti che vogliono vincolare i loro risparmi con varie scadenze e tassi d’interesse.
Widiba, banca che fa riferimento al Gruppo Montepaschi, fornisce diverse linee vincolate per far fruttare il proprio capitale, oltre al conto d’appoggio gestibile direttamente con lo smartphone, in mobilità.
La maggior parte dei conti deposito non ha costi operativi. Aprirlo, dunque, permette di investire i propri risparmi, al posto di lasciare il patrimonio infruttuoso su un conto corrente, con un tasso d’interesse particolarmente basso.
I rendimenti del conto deposito sono più alti di quelli ottenibili con il conto corrente e non c’è erosione di quanto accumulato. Si tratta di una soluzione ideale se non si ha immediata necessità di capitale liquido a disposizione:
vincolando i conti deposito per un periodo lungo - a tassi, quindi, più alti rispetto ai conti non vincolati - i rendimenti saranno ancora più alti.
Il tasso di interesse indicato dagli istituti bancari è il rendimento garantito sul capitale versato.
Per l’apertura del conto deposito in genere è sufficiente includere una fotocopia della propria carta d’identità e del codice fiscale, e solo in determinati casi è necessario includere anche il certificato di residenza.
Molto più stringente, invece, il requisito che vuole titolare del conto deposito titolare anche di un conto corrente tradizionale, non sempre e non per forza nello stesso istituto di credito, in modo da fornire un conto d’appoggio.
Per quanto riguarda i conti correnti legati a una carta (le cosiddette carte conto) è bene informarsi per tempo, perché non tutte possono fungere da conto d’appoggio per un conto deposito. Da ricordare che come capita per le banche online, in ottemperanza alle norme antiriciclaggio, sarà necessario effettuare un bonifico di modesta entità o attivare una procedura Rid dal conto corrente di appoggio per identificare in modo univoco il risparmiatore.
Per chiudere un conto deposito basta compilare i moduli che possono essere scaricati direttamente dal sito dell’istituto di credito. Dopo averli compilati in tutte le loro parti, i moduli vanno spediti agli indirizzi indicati nel sito della banca tramite raccomandata a/r oppure PEC, che ha lo stesso valore legale, per terminare il rapporto. Qualora non si riuscissero a trovare i suddetti moduli, è comunque possibile inviare la raccomandata a/r alla banca avendo cura di includere anche il numero IBAN del conto deposito e i dati degli intestatari, e allegando le copie dei propri documenti d’identità.
Si è detto che con il conto deposito non ci sono rischi per i titolari del conto, a differenza di quanto avviene con investimenti potenzialmente più remunerativi ma che devono fare i conti ogni giorno con la volatilità del mercato, ad esempio gli investimenti azionari.
Rischi per gli investitori sussistono solo nella remota ipotesi in cui l’istituto bancario non sia in grado di prestar fede ai propri obblighi contrattuali e quindi di restituire ai correntisti il capitale depositato. Fortunatamente, il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi è il sistema di garanzia che permette di coprire ogni depositante per un massimo di 100.000 euro.
Nel remoto caso in cui la banca non potesse far fronte ai suoi impegni, quindi, se l’ammontare del deposito fosse inferiore ai 100.000 euro, l’unico svantaggio per il depositante sarebbe quello della momentanea indisponibilità del capitale: infatti l’attesa massima per riavere il proprio denaro grazie al meccanismo di garanzia e tutela, secondo la direttiva comunitaria 2009/14/CE, è di 20 giorni lavorativi.
Ci sono molti più rischi legati all'insolvenza della banca, invece, per capitali depositati superiori ai 100.000 euro: in questi casi, infatti, la parte che supera la soglia rimane potenzialmente non protetta e può anche essere persa, anche qui, proprio come un conto corrente con una liquidità che superi questa soglia.
Si parla comunque di eventualità davvero molto remote, visto che anche in caso di difficoltà di un istituto di credito c’è sempre l’intervento statale per scongiurare un “effetto domino” e problemi generalizzati per migliaia di persone improvvisamente senza capitali di sorta.
Il conto deposito può essere di due tipologie principali:
Sono due le tassazioni a cui, come si è già accennato, è soggetto un conto deposito: da una parte la ritenuta fiscale sugli interessi, dall’altro l’imposta di bollo. Nel primo caso, la ritenuta alla fonte del 26% viene applicata immediatamente agli interessi, prima ancora cioè che il cliente quindi possa entrarne in possesso.
La seconda tassazione che grava sul proprio capitale è l’imposta di bollo, il cui ammontare segue regole abbastanza complesse.
Per semplificare, si può dire che quando il conto deposito è attivo al 31 dicembre dell’anno, si applica lo 0,20% sul capitale per la frazione d’anno in cui il conto deposito è stato attivo, mentre se il conto è terminato o è stato chiuso anticipatamente prima del 31 dicembre dell’anno l’imposta di bollo è di 1 euro.
Attenzione perché ci sono anche banche che rendicontano trimestralmente o semestralmente e quindi aumenta la probabilità che si debba pagare l’imposta di bollo dello 0,20%.
Sono tante le variabili che vanno prese in esame quando si sceglie un conto deposito:
I referenti sono stati molto cordiali e disponibili. Purtroppo, la comparazione avvie...